Consiglio Grande e Generale - Seduta del 12 luglio 2001  

| Claudio Felici | Stefano Macina | Fausta Morganti |

Trascrizione da registrazione di intervento a braccio del Consigliere CLAUDIO FELICI.

Doveva nascere un governo forte ed autorevole, questa era la premessa soprattutto di coloro che, dopo aver fatto cadere due governi, dopo aver deciso l'interruzione di una legislatura, con tutto questo percorso articolato ed anche in tempi molto brevi doveva portare ad avere come risultato questo obiettivo.
Ed è giusto e opportuno fare un richiamo agli antefatti perché è giusto ed opportuno per quest'aula esaminare quali sono stati gli sforzi prodotti per arrivare a questa situazione e verificare oggi qual è concretamente l'effettivo risultato che tutto questo percorso ha portato al nostro Paese.
Abbiamo sentito confronti sul programma fin dagli scorsi mesi di dicembre e gennaio, quindi un confronto che avrebbe potuto essere produttivo, analitico e approfondito. Fino a questa mattina non abbiamo sentito niente di tutti questi contenuti e noi e l'intero Paese eravamo in ansia per sapere quali sarebbero state le carte di questo nuovo governo duraturo, stabile e autorevole.
Ci si aspettava certamente qualche novità, qualche colpo d'ala, innovazioni e si era curiosi di capire cosa questo avesse potuto portare anche perché sull'altro fronte, quello delle posizioni delle persone che dovevano andare ad occupare i seggi del congresso di stato nessuno si è fatto soverchie illusioni. Avevamo capito da tempo che le novità da questo punto di vista sarebbero state, almeno nelle posizioni più forti e con il maggior peso specifico, certamente scarse.
Cosa vediamo oggi? Cosa abbiamo letto all'interno del programma di Governo? Che il governo vuole essere forte ma non riesce ad essere forte delle sue forze. Infatti vediamo che nella premessa politica, che a nostro parere avrebbe dovuto contenere ben altri contenuti, si fa un insistito e reiterato richiamo alla lealtà, alla collegialità, alla pari dignità, alla trasparenza e non mi sembrano questi segnali di partenza molto convincenti e tranquillizzanti sul piano della stabilità e della coesione politica. Coesione politica alla quale peraltro la DC, e soprattutto il suo segretario, si è in maniera disperata e quasi ossessiva richiamata molto spesso nel recente passato, rispetto al fatto cioè che un governo debba avere una base di coesione politica minima e indispensabile.
I richiami alla collegialità, alla pari dignità che poi si estrinseca, almeno da quello che abbiamo capito, in questo cordone, in questo doppio filo tra la Segreteria di Stato per le Finanze e la Segreteria di Stato per gli Affari Interni svela quale era invece il vero carattere dell'accordo di governo che oggi si sta formalizzando: era quello di capire i pesi specifici e le posizioni che le parti avrebbero potuto attribuirsi.
Quindi un governo che non riesce ad essere forte delle proprie forze e per reazione cosa fa? Perde quello che a nostro parere, e per tutte le parti, era comunque un terreno conquistato, quello di una accresciuta sensibilità di quest'aula consiliare, del ruolo di questo organismo e dei rapporti che all'interno di questo organismo possono esserci fra le diverse parti e le diverse responsabilità e cioè tra la maggioranza l'opposizione.
In questo programma di governo, e soprattutto nella sua premessa politica, non c'è un termine, non c'è una virgola che dimostri attenzione e sensibilità da parte di quella che si sta costituendo come la nuova maggioranza, rispetto a questo tema.
E' un carattere di questo governo che a noi preoccupa molto, soprattutto dopo che solo un anno fa, quando si varò un altro governo con un'altra formazione, nella premessa politica l'elemento forte e caratterizzante era di riservare priorità ad alcune tematiche importanti, importanti non solo nel nostro paese ma in qualsiasi democrazia evoluta, come quella delle riforme istituzionali, come quella che poi ha prodotto con largo consenso la legge sulla cittadinanza, o come quella che può essere la problematica relativa alle relazioni estere e quindi alla politica estera del nostro paese.
Non c'è una riga di tutto questo per cui come si dice in uno slogan "questo governo è duro con i morbidi e morbido con i duri" e questo non è un punto di partenza né autorevole né certamente forte.
D'altra parte quali erano i contenuti dell'accordo? Certamente non erano contenuti programmatici perché oggi sentiamo dai rappresentanti della DC un ritornello già visto, un po' stanco, di quelli che sono i problemi, ma non sentiamo le proposte di soluzione, né sentiamo i progetti e soprattutto non ci risulta la volontà di voler arrivare sul serio a quei risultati.
Il programma, letto in modo molto compito e diligente dal consigliere Venturini, ci è parso un compitino di maniera, quasi a dire: "all'inizio della legislatura questo ci tocca fare". Senza entusiasmi, senza grandi aspirazioni.
Noi non vogliamo dare oggi, anche perché ci pare che su quel compitino ci sia da approfondire molto, un giudizio specifico sulla base programmatica di questo accordo di Governo. Attenderemo con attenzione comunque questo governo alla prova dei fatti e su quello ci esprimeremo.
Oggi ci interessa capire qual è l'orizzonte politico in cui si muove questa maggioranza e quali possono essere gli orizzonti sui quali potrà spiegarsi o potrà fallire. Abbiamo un rammarico anche rispetto alla questione programmatica, perché un partito di questa costituenda maggioranza aveva più volte affermato che avrebbe privilegiato e reso prioritario il confronto sui temi piuttosto che sulle formule. Certamente questo era un punto che poteva essere degno di attenzione e lo è stato per quanto riguarda i Democratici, purtroppo però per la seconda voltai in pochi mesi quello che è stato un auspicio di iniziare un confronto serio sulle tematiche in realtà poi non si è potuto realizzare. Ognuno di noi potrà avere opinioni rispetto a quello che sono le cause di questa mancata opportunità, sta di fatto, e questo è il rammarico, che anche in questa fase questo tipo di confronto non si è potuto realizzare, anzi devo dire che il confronto sul programma di governo è avvenuto in un fine settimana abbastanza sbrigativo come fosse un optional accessorio rispetto a quello che si stava compiendo. E per la verità è vero, poteva essere accessorio. D'altra parte leggendo per la prima volta questo programma si rileva una questione piuttosto interessante relativa alla sensibilità verso l'opposizione o altre tematiche, come il peso sulla politica estera. Risulta che i due programmi, che pure dorrebbero avere punti di continuità, visto che il partito di maggioranza è il partito più grosso dal punto di vista numerico ed è l'elemento di continuità in realtà in alcuni casi, come quelli che ho detto, si notano elementi di antiteticità rispetto ai contenuti. E questo dimostra che ancora una volta, soprattutto per la DC, i programmi sono veramente elementi accessori perché la partita si gioca su altri piani, la partita si fa per altri obiettivi. E l'abbiamo visto di cosa ci si è occupati in queste settimane. Ci si è occupati soprattutto dei posti in classifica, di chi poteva aspirare alle posizioni. E qui questa volta davvero abbiamo avuto novità, almeno nei preliminari, perché abbiamo visto chi andava avanti e chi tornava indietro, abbiamo visto molto movimento nei ruoli di Segretario di Stato semplice, abbiamo visto molta stabilità nelle posizioni di potere, anzi, abbiamo ascoltato anche grandi richiami di solidarietà alle competenze, alle capacità e alle non possibili interscambiabilità di certi ruoli perché il paese aveva bisogno di riferimenti precisi. Questo è stato il grande tema di cui ci si è occupati questa settimana e che ha tenuto svegli i sammarinesi, ansiosi di capire come sarebbe andata a finire la partita. In realtà la partita è andata a finire come ci si poteva aspettare, senza grandi sforzi, al di là dei preliminari che come sappiamo aggiungono il pepe alle cose che si stanno facendo.
Questo è il limite grande e grosso di questo esecutivo e soprattutto il limite grande e grosso è la vera incapacità effettiva di essere elemento riformatore. E noi l'abbiamo anche riferito in sede di consultazione ai partiti che stavano costituendo questo governo. Vediamo che al di là delle enunciazioni e di qualche superficiale dichiarazione sulla crosta dei problemi senza mai approfondire per quelle che sono davvero le soluzioni effettive, abbiamo trovato sensibilità diverse. Abbiamo trovato da parte della DC una sensibilità generica come dimostra ad esempio l'approccio, che a noi preoccupa moltissimo e che tra l'altro è nelle priorità di questo governo, sulle riforme istituzionali, che sarebbe quello di dare maggiore e più stretto collegamento tra il Congresso di Stato e il C.G. e G. Preoccupazioni anche su quelle che sono alcune direzioni nelle quali pare si stia andando, ma aspettiamo la prova dei fatti per verificare se queste sono le proposte, certamente antitetico rispetto a quello che doveva essere invece anche in termini generali l'approccio sulle riforme istituzionali che addirittura deve partire con la separazione dei poteri. Invece è stato proprio ribaltato il discorso: prima più stretto collegamento tra Congresso di Stato e Consiglio Grande e Generale, poi la separazione dei poteri. Questo è molto preoccupante e dimostra un approccio e una sensibilità veramente scarsi e densi di pericoli per la stabilità democratica di questo paese. Dicevo differenti sensibilità perché invece su alcune questioni fondamentali, come quella appunto delle riforme istituzionali, quelle relative all'importanza di una rinnovata politica estera di cui il nostro paese ha assolutamente bisogno, quello di alcuni elementi di tutela e di garanzia della qualità della vita, del sistema e dello stato sociale, della giustizia sociale del nostro paese, anche il PSS che oggi diventa partito di maggioranza, aveva elencato e sottolineato non più di qualche mese fa come una serie di emergenze. Su questo noi avevamo dato, anche in altre sedi, una valutazione certamente convergente.
Credo che purtroppo, anche se le dichiarazioni di partenza sono queste, la mediazione inevitabilmente ha portato ad una mediazione al ribasso, in maniera veramente desolata. Osservando quello che è stato scritto sulla politica estera, una paginetta e non più, con tutto quello che si era detto, con il dibattito che c'era stato rispetto al ruolo che dovrà avere il nostro paese in una dinamica globalizzata, che anche sul profilo socio economico propone oggi temi certamente innovativi e originali, se la sono cavata con il solito refrain, con il solito passaggio di maniera. Devo dire una posizione veramente al ribasso anche se appaiono apprezzabili gli sforzi di partenza di intenzioni e di dichiarazioni. Purtroppo alla prova del fare abbiamo dovuto trovare già un amaro risultato.
Questo è un punto che ci preoccupa come un altro aspetto, che potrebbe essere più una domanda, perché non più di un mese fa, partendo proprio dalla considerazione ceh nel 98 le condizioni di partenza di questa maggioranza, analoga aquella di oggi, dopo due anni quel governo è fallito. Oggi non intravediamo in questa esperienza che sta iniziando elementi di novità o punti di rottura perché abbiamo assoluta continuità negli uomini, che certamente rappresentano in maniera più visibile le parti in gioco, né sui contenuti che ripropongono temi noti, che propongono elenchi che noi tutti conosciamo e che, come elenco dei problemi, possiamo condividere, non propongono però altre soluzioni.
C'è poi un aspetto che, signori della nuova maggioranza, avete trascurato. Un anno fa si è detto che quella maggioranza aveva raggiunto il suo termine perché erano state raggiunte condizioni di metodo inaccettabile, soprattutto da parte della DC verso il PSS.A dicembre scorso ricordo il segretario della DC, Menicucci, che richiamava questo discorso di metodo: "sì, va be', coi socialisti si può parlare ma prima bisogna chiarirsi sulla questione del metodo". Noi aspettavamo, tra le tante ansie c'era anche quella di sapere come sarebbe andata a finire la partita sul metodo. Credo di non aver visto nessun termine relativo al metodo, né come sinonimo, in questo programma di governo. Se neanche questo è il punto di rottura di questa maggioranza, come possiamo aspettarci una vita e un percorso diverso rispetto a quello che abbiamo già vissuto?
Questa è la mina principale che rende instabile e insicuro il percorso che oggi questa maggioranza inizia. Credo di essermi già intrattenuto su quelle che sono le innumerevoli perplessità che tutti noi abbiamo, e che credo anche i sammarinesi abbiano, sull'avventura che sta per iniziare. Vorrei quindi spendere due parole per dire cosa in questa fase i Democratici.
A dispetto di quello che pensa Menicucci, a cui abbiamo evidentemente turbato il sonno qualche volta di troppo in questo periodo, i democratici sono una presenza reale, visibile, significativa e concreta di questo Paese ed eserciteranno un'azione attenta e determinata senza concessioni o debolezze consociative e soprattutto senza confusione di ruoli. E in questo contesto voglio chiarire che i Democratici non sono qui oggi a dire soltanto quello che potrebbe essere considerato scontato, e cioè che svolgerà il suo ruolo di opposizione con determinazione e con convinzione. Non sono qui solo per dire che questo Governo, come è vero, non ci piace.
Sono qui per dichiarare che un confronto serio sulle principali tematiche come quelle economiche e istituzionali sarà possibile solo attraverso un approccio serio e organico e non con interventi stralcio o parziali. Saremo attenti e senza pregiudizi sulle soluzioni, sui problemi e sugli atteggiamenti, perché siamo sicuri che su questo, vista la complessità e l'articolazione della fase politica ci sarà da distinguere. Su questo saremo attenti. Questa che noi oggi stiamo vivendo non è una fase scontata. Esiste infatti un soggetto bloccante che è l'incapacità, da noi più volte detta, da parte della maggioranza relativa di essere un soggetto effettivamente riformatore. E non mi sto riferendo ai caratteri genetici di una forza politica definendola conservatrice, sarebbe un'osservazione superficiale. Quello che voglio dire in quest'aula, in questo momento importante, è che quel partito ha vissuto i momenti tellurici di questi giorni testimoniati anche da una interscambialità dei ruoli che fa paura rispetto al fatto che non esiste una linea politica differente o una riflessione politica di profondità. Una interscambiabilità di ruoli che fa paura dal punto di vista della sensibilità democratica di una forza democratica che dovrebbe essere radicata nel Paese, una forza che dovrebbe avere un rapporto con la sua classe dirigente chiaro e trasparente essendo consapevole della dinamiche che le governano. Abbiamo visto invece una interscambiabilità che toglie qualsiasi valore alla posizione politica e al peso del singolo dirigente di questo grande partito che rappresenta comunque una grossa parte del paese. Questo a noi preoccupa, questo è l'elemento bloccante e fino a che la DC non avrà risolto questo problema non sarà una risorsa utile al rinnovamento vero e concreto di questo Paese. Questa è l'analisi che noi dobbiamo fare dopo un percorso e una permanenza in ruoli di responsabilità che hanno segnato e sottolineato in maniera chiara quelli che sono oggi i limiti che contraddistinguono la situazione e la fase politica di San Marino.
Credo che da questo punto di vista i Democratici in quest'aula saranno attenti a capire quali siano le dinamiche e gli effettivi possibili percorsi di riforma che davvero dovranno realizzarsi, perché i democratici sono nati e si sono costituiti con un obiettivo politico molto preciso: costruire, delineare, progettare le condizioni politiche affinché in questo paese le riforme siano davvero possibili avendo dalla stessa parte tutte le forze che sulle riforme vogliono davvero lavorare e vogliono davvero sfidare (nel senso della capacità concreta di realizzare) l'intera comunità sammarinese.
I Democratici sono nati e lavoreranno per questi obiettivi cioè deliberare percorsi politici in grado di aprire la vera stagione di riforme, una primavera democratica alla quale molti sammarinesi di molte parti politiche oggi aspirano, intravedendo invece nell'esperienza che oggi si apre l'autunno delle speranze e delle aspirazioni democratiche.


torna su

Trascrizione dell'intervento del Consigliere
STEFANO MACINA.

Ecc.ze colleghi Consiglieri

Come esponenti del Partito dei Democratici ci accingiamo ad assumere, dopo una brevissima esperienza di governo, il ruolo di opposizione. Non sono, dopo l'esito elettorale del 10 giugno, né demoralizzato né risentito.
La politica, infatti, per me e per noi Democratici è sempre stata, è, e sarà scelta di valore ideale, affermazione di principi, qualunque sia il ruolo che la contingenza assegna a ciascun partito.
Certo, la politica può essere, in un'accezione machiavellica che non rifiuto a priori, anche arte del possibile, confronto, mediazione. Ma c'è un limite di "non negoziabilità" che mai valicheremo certi come siamo di interpretare il desiderio di una parte comunque vasta e importante del paese, che si riconosce nel nostro come in altri partiti e che alla politica chiede chiarezza, trasparenza, coerenza, capacità di percepire i bisogni e le aspettative del Paese. Insomma, vogliamo fare della politica lo strumento del cambiamento. Questa è la grande sfida che ci attende.

Molte delle sfide che hanno coinvolto il paese hanno visto protagonisti gli uomini e le donne del PD. Ma resta ancora tanto da fare, ed è per questo che sentiamo l'esigenza di un rinnovato impegno, di una strategia nuova, di esplorare nuove frontiere, di rilanciare ancora una volta l'innovazione politica culturale e programmatica. Ecco perché è nato il PD.

Chi pensava che la strada dell'opposizione per i vecchi PPDS/IM e SPR, avrebbe significato fratture litigi, si è sbagliato. Col processo avviato meno di quattro mesi or sono, in una lotta contro il tempo che ai più era parsa azzardata, abbiamo avviato la costruzione di una casa della sinistra riformista e progressista. Che è ciò che serve al paese in una logica politica che - piaccia o no - sarà sempre più bipolare.

I profeti di sventure, tanto interessati quanto prevedibili, hanno sbagliato tutti i pronostici sulla sinistra. Hanno sbagliato con il PD ma hanno pure sbagliato con il PSS. Oggi i compagni socialisti hanno più forza ed una centralità politica che permette loro di compiere scelte che ad altri sono, al momento, precluse. E questo ci pare, al di là delle soluzioni contingenti di governo, positivo per il futuro del paese.

Va anche registrato che le elezioni, per la prima volta da anni, non hanno fatto indietreggiare la sinistra e anche questo è un segno che salutiamo con soddisfazione.

Il PD lascia un'esperienza di Governo nata su un preciso accordo politico.

Abbiamo impiegato tutte le risorse possibili per rendere concreto il nostro impegno alla realizzazione di quell'accordo. Gli atti compiuti - quali la Legge sulla Cittadinanza, il Protocollo sottoscritto sulla politica del Lavoro, delle Imprese e dei Redditi, le proposte presentate sulla Riforma della P.A., delle Pensioni, delle Politiche Abitative, dell'ammodernamento informatico della PA, del Territorio e Ambiente, sulla Riforma della Scuola - sono lì a testimoniarlo.

Quel governo è andato in crisi per motivi che prima o poi qualcuno dovrà pur svelare, di certo non per la mancata realizzazione del programma. Per questo sono portato a pensare che la rottura dell'alleanza è stata decretata dal disturbo arrecato ad una DC non interessata al nostro impegno per le Riforme, al costante monito rivolto verso la rivendicazione della centralità del C.G.G., ne è una dimostrazione la chiusura che il nuovo programma compie rispetto i rapporti fra i Gruppi Consiliari e nel contempo il rafforzamento del potere del Governo.

La stessa modalità di dibattere temi previsti nell'agenda politica in via preliminare, ha destabilizzato le prassi consolidate del provvedimento calato dall'alto.

Abbiamo toccato con mano, più volte, il dramma di una DC che non riesce più a garantire governabilità e responsabilità di governo, non è in grado di sostenere il peso dell'impegno e della sfida riformista, che si affanna a capillarizzare e ramificare il mero esercizio del potere attraverso quella discrezionalità che le permette di mantenere i consensi, mentre il Paese arranca nell'incertezza.
Un cambiamento di linea e di modo di concepire il ruolo politico da parte della DC, quanto mai auspicabile, non appare però all'orizzonte.
Allora facciamo in modo, e questo è un appello accorato che rivolgo a coloro che delle Riforme e dell'ammodernamento del Paese sui terreni economici, sociali di maggior diritto e al tempo stesso libertà, hanno fatto la loro bandiera, che il dramma della DC, l'immobilismo di questo gigante dai piedi d'argilla, non diventi il dramma del Paese, non condanni all'immobilismo San Marino in un momento di grandissime trasformazioni sociali, economiche, tecnologiche.

Molti nei giorni scorsi hanno cercato di dirci gli errori che avremmo commesso. Effettivamente qualche sbaglio lo abbiamo fatto, primo fra tutti aver creduto che la DC, volesse veramente cambiare il Paese e la politica, che il gruppo dirigente riuscisse a imprimere una svolta riformista. Così non è stato hanno prevalso le vecchie logiche.
Ripeto, ci siamo sbagliati.
Do anche atto che chi fa politica con i classici calcoli e giochetti può ritenere imperdonabile questo errore. Io, però, non riesco ad essere così severo con me stesso e, dunque, chiedo le attenuanti del caso. L'errore compiuto, infatti, era quasi inevitabile. È stato l'errore di chi, fermamente convinto che la politica sia credere in un progetto, in un patto, a quel progetto e a quel patto ha sacrificato gli interessi di parte in nome dei sentimenti e della passione che nutre per il Paese.
Io non so fare un'altra politica, per me la politica deve coniugare interessi generali e particolari, mediare ma sempre tenendo ben chiaro all'orizzonte il progetto generale a cui si mira per i cittadini, le imprese di questo nostro Paese.

Per questo, non mi sento sconfitto e non demordo e sono convinto che il potenziale di rinnovamento che è dentro il Paese, nelle sue intelligenze, nella sua storia, anche nei suoi ritardi e nelle sue ingenuità, prima o poi emergerà. Ma perché ciò accada c'è bisogno di una collettività che esprima fiducia e speranza, che indirizzi le sue preziose risorse in un grande progetto riformatore. E le forze di sinistra e riformiste, lo dico anche ai rappresentanti del PSS che ora vogliono sperimentare la riedizione del patto del '98, possono rappresentare l'opportunità aggregante di una nuova classe dirigente, deputata al raggiungimento del riformismo democratico, dell'equità e della giustizia sociale.

Il programma di Governo conferma che per il cambiamento, quello reale, ci si sta ancora attrezzando e la DC ha arnesi ormai logori.
Ci avete proposto un lungo e noioso elenco di buone intenzioni, senza una precisa caratterizzazione. Le tante mani che con tutta evidenza hanno confezionato quel documento non sono state guidate da un cervello in grado di trovare la sintesi che attende il paese.
Gli aspetti programmatici sono così generici che è perfino imbarazzante esprimersi, mentre vi sono aspetti politici che giudichiamo particolarmente gravi.
Nel programma scompare, infatti, ogni apertura di dialogo verso l'opposizione, la maggioranza si riprende anche la Presidenza della Commissione di Vigilanza sull'informazione, non si rafforza il ruolo di orientamento politico del Consiglio Grande e Generale, anzi si parla di creare più stretti collegamenti fra l'Organo legislativo e il Congresso di Stato, che assume un ruolo di principe assoluto.
Quando si affrontano nel Programma i temi dello sviluppo, del sociale, dei contratti, manca un qualsiasi accenno al ruolo della concertazione: questa "dimenticanza" è forse un'altra inversione rispetto all'accordo del gennaio del 2001?.
Se è così come farete per i prossimi contratti del P.I. e dei Privati? Metterete a carico del Bilancio un'altra parte di oneri?
Come farete a dare risposte alle chiamate in causa delle parti sociali sulla diminuzione della spesa pubblica per liberare risorse a favore degl'investimenti?

Anche la stessa novità "dell'autority per la formazione", di fatto novità non è perchè già un accordo sottoscritto fra le parti sociali e il Governo il 24 maggio 2001, istituisce una tale forma di coordinamento.

Nel vostro programma Manca il "progetto Paese", manca l'anima, e manca anche il cuore.

Si continua a nascondere al Paese che le grandi intese non saranno più strette con Roma, ma nel rapporto con l'Unione Europea e con l'OCSE.
C'è anche qualche bravo amico di questa maggioranza che, più realista del re, si spinge fino ad annoverare Bush tra i possibili futuri alleati di San Marino. Con sprezzo del ridicolo ci stanno raccontando che il differenziale fiscale non sarà più un problema (è bene ricordare a riguardo che se l'OCSE non ci ha inseriti nei paradisi fiscali significa che non lo era già) e che, insomma, finché palazzo Chigi e la sala ovale avranno gli attuali inquilini le nostre sorti saranno magnifiche e progressive.

Favole. La verità e che mentre noi proponiamo nuove sfide, chiediamo di dare respiro all'economia sana, di dare maggiori certezze al Paese, voi presentate vecchie e stantie ricette, continuate a dar l'impressione che i problemi si risolvono con i soli maneggioni o con i santi in paradiso. Ma sapete anche voi che non è così, sapete che i nodi del segreto bancario, della trasparenza, del passaggio di informazioni sono lì e vanno sciolti, sapete che questo atteggiamento rinforza solo gli speculatori, coloro che hanno poco da perdere e tanti danni stanno arrecando all'economia sana del Paese, sapete che questo atteggiamento crea un muro che rischia di separare sempre di più la politica dalla società.
Se quel muro non viene abbattuto, i danni per la democrazia saranno irreparabili. Lontana dalla politica, la società precipita negli egoismi. Perde il senso di sé e del proprio futuro. Lontana dalla società, la politica corrompe se stessa e cede ai poteri oligarchici il suo intrinseco potenziale di cambiamento.

Era questo il momento di dire alla gente come stanno le cose, creare consapevolezza, impegnarli su nuovi progetti, investire sul futuro e non arrancare con progetti di sola immagine, per abbattere ogni muro e riaprire il circuito vitale tra politica e società.

Nel vostro programma tutto questo non c'è.

Nel vostro programma manca un progetto complessivo che affronti con gradualità, ponderatezza ma anche con efficacia i nodi dell'Economia, del Sociale, delle Istituzioni.

Manca un Progetto di modernità e Libertà, ed è su questo che ci batteremo come Democratici coscienti che la San Marino di oggi, proiettata da tempo nel sistema delle relazioni internazionali, deve avvertire l'esigenza di guardare all'Europa, anche perché i limiti spaziali alla partecipazione democratica sono oggi di fatto molto meno stringenti.

Guardare all'Europa significa guardare a quello spazio privilegiato culla del riformismo democratico, che mira alla codificazione di un complesso di diritti che definiscono l'essenza di una cittadinanza continentale e che tendono alla semplificazione e alla trasparenza dei processi decisionali.
L'obiettivo passa quindi, per una ricostruzione del nostro paese. Una ricostruzione faticosa e lenta, ma non per questo infruttifera.

Riedificare le strutture fondamentali del sistema San Marino, significa operare in un quadro complessivo, coordinato e coerente per il suo ammodernamento istituzionale, amministrativo, economico, sociale, dare corpo ad un rinnovamento che riequilibri i rapporti di forza e le concentrazioni di potere, che operi per il benessere collettivo, le istanze della società civile e in prospettiva per le future generazioni. E non alle Riforme di immagine come il Controllo di Costituzionalità, che scollegato alla Riforma della Magistratura, del C.G.G., del Congresso di Stato, della PA, rischia di diventare uno strumento avulso, senza autorevolezza, come lo è stato in passato la Commissione di Controllo di legittimità.

Su questi contenuti ci misureremo in quest'aula e soprattutto nel Paese, su questi contenuti vi incalzeremo, su questi contenuti misureremo la volontà riformista del C.G.G.. È una bella sfida quella che si apre oggi.
È una sfida dagli esiti non scontati.
Vincerà chi avrà più filo per tessere.
E il filo delle idee di questa maggioranza, l'abbiamo già verificato nel programma che ci avete illustrato, è molto, molto corto.


torna su


Intervento del Consigliere
FAUSTA MORGANTI

Il Governo che si appresta a governare dispone di un programma che non presenta sostanziali novità, ma solo la riproposizione di piccoli mezzucci di esercizio di un potere forte e arroccato nella sua maggioranza, per mettere a posto ciò che la medesima compagine governativa ha prodotto nell'ultimo decennio.

La denuncia aperta dello sperpero di risorse istituzionali, sociali, culturali, umane, quella della inaffidabilità dell'assetto economico maturata con le scelte del Governo DCS - PSS negli anni 090, la denuncia della necessità di ricontestualizzare il ruolo di autonomia di San Marino anch'essa sperperata e dispersa, tutte queste denuncie presenti nella stesura e nell'articolazione dell'accordo programmatico potrebbero costituire la base di un ragionamento per individuare le grandi direttive per le svolte che il contesto mondiale richiede anche alla nostra piccola entità. Invece ancora una volta trovano soluzione in un elenco approssimativo e frettoloso di piccole cose da fare che potrebbero essere oggetto di agende dicasteriali, ma certamente non configurare un programma di Governo.
Emerge allora l'incapacità nell'accordo fra i due partiti di una vera autentica presa di coscienza della situazione economia e finanziaria di fronte ai processi di integrazione europea; della realtà istituzionale, culturale, dei rapporti internazionali nei confronti della nuova consapevolezza degli stati del mondo intero delle proprie specificità e autonomie; delle condizioni sociali e di qualità della vita di fronte alle sfide della globalizzazione.
Questa insufficienza di obiettivi generali per lo sviluppo futuro del pese, della sua sovranità, della salvaguardia della propria specificità è davvero inquietante, perché rileva una profonda crisi della politica: i partiti non sono più in grado di ragionare di grandi temi di orientamento, di sviluppo per il bene comune di valorizzazione di una peculiarità storica, ma si arrangiano a toccare a destra e a manca qualche specifico problema per dar retta all'uno o all'altro per accontentare l'uno, l'altro gruppo di interesse.
Dietro questa mancanza di progetto e di prospettiva si cela la volontà di mantenere tutto com'è perché ormai ciò che conta non è più il valore della politica, della sua capacità di aprire anche nuovi orizzonti di dibattito e di confronto delle idee, di pluralismo di apporti. Ciò che conta è che si possano mantenere, coprire e sostenere gli intrecci di interessi per gruppi di privilegio, di affari e politica che è stata una delle caratteristiche del Governo DCS-PSS e che né il Partito della DC né il PSS sono ostati in grado di modificare, neppure con due crisi di Governo e in più con la sola prospettiva che la prossima mossa sarà quella di perpetuare ancora l'intreccio a delinquere, magari attraverso un'altra crisi di governo che di nuovo cambierà gli alleati della DC.
La globalizzazione, la collocazione internazionale, la modernizzazione, la cultura, l'informazione, l'Europa, le peculiarità statuali e lo sviluppo del mondo, l'ambiente non sono quisquilie che San Marino possa affrontare dimenticandosi di essere uno Stato fra gli stati.
Questo dovrebbe essere non il documento programmatico delle Giunte di Castello o quello delle associazioni di Categoria, o delle lobbies affaristiche, quello che dovremmo poter discutere sono i progetti concreti di sviluppo di uno Stato nel pieno delle sue responsabilità interne ed esterne. Per questa pochezza e superficialità di argomenti molti membri del nostro gruppo hanno rinunciato ad intervenire nel dibattito.
Se la politica non ha la capacità di essere viva vuol dire che qualcosa non funziona nelle sue componenti e certamente non serve il richiamo alla fedeltà collegiale per superare la cancrena perché questo può portare solo a tentazioni sempre più intollerabili di autoritarismo.
Questa maggioranza si è presentata nella sua pomposa stanchezza, ribadendo la forza della propria coesione in un muro ideologico di potere piuttosto che nella capacità di leggere e interpretare i fenomeni che attraversano la nostra realtà e che richiedono nuove modalità di democrazia, di sviluppo e di libertà.
Quindi proprio nessun coraggio, anzi si ritorna indietro dalle conquiste di maggiore apertura democratica che nella stessa precedente legislatura le stesse parti politiche avevano fatto: mi riferisco in particolare alla proposta della Reggenza Arzilli- Bollini, per le istituzioni.
Ci avete chiaramente detto DCS e PSS che l'opposizione non ci sarà.
La promessa di dialogo di Menicucci non è più sufficiente, consociamo ormai il trasformismo della DC.
Ed è anche inutile arrampicarsi sugli specchi come ha fatto Casali. Bisogna che i socialisti dicano con chiarezza per quali istituzioni, per quale riforma economica, per quale socialità vogliono essere al Governo. O se invece non vogliono continuare ad essere complici del completo regresso delle conquiste democratiche e di benessere di cui lo stesso partito è stato a suo tempo protagonista e che ha ormai immolato completamente nella gestione del potere democristiano.
Già lo abbiamo detto nei nostri interventi. Noi abbiamo offerto alla D.C. l'occasione di un Governo che fosse davvero intenzionato a ripristinare legalità e credibilità e a riconoscere in questo la forza del partito. Ma voi eravate impegnati in altre cose, soprattutto nell'impedire come sempre fate, che l'alleato possa fare.
Per questa ragione ormai sperimentata da tutte le forze politiche, noi abbiamo costruito il Partito dei Democratici. Finalmente abbiamo capito che la politica delle alleanze, valida fino ad agli anni '80 per un savoir faire della classe politica dirigente, non lo è più ora per una non qualità della classe politica dirigente, che non sa più neppure onorare fino in fondo gli impegni che assume e che ha dimostrato profonda slealtà anche in quelle parti che si potevano credere più sensibili e che invece come abbiamo visto erano sensibili solo al loro potere personale.
Cinque mesi, con addirittura lo sfregio di togliere la carica Reggenziale alla maggioranza di allora, non sono bastati a DCS e PSS per costruire un impegno di fronte al Paese che fosse di una certa consistenza. Oggi in più apprendiamo che questo Governo è sostenuto anche da alleanza Nazionale. Quindi da una maggioranza ancora più ampia.
Raccattare ora l'uno ora l'altro per perpetuare l'illusione di un potere fatto solo di poltrone di sale, è l'immagine che la DC ha dato di sé e credo che non dovrà continuare a lungo. E' necessario che questa forza politica, non perché è la DC ma per questa sua politica fatta di espedienti politici deve andare all'opposizione. Per trasparenza e perché siano ben chiare le nostre posizioni fin dall'inizio. Noi lavoreremo d'ora in poi perché questo avvenga, costruendo le basi per una alternativa non ideologica, ma di uomini e di donne che vogliono aprire spazi di speranza e di prospettiva per il benessere di San Marino.
Una costruzione che avrà come base programmatica e strategica:
- il discorso sulle riforme per la legalità e la valorizzazione delle nostre peculiarità storiche;
- il confronto sul modello di sviluppo economico che rispetti la specificità e l'autonomia e restituisca moralità e produttività a tutti i comparti economici, incentivandone le opportunità;
- il dibattito su un rinnovamento sostanziale della socialità, della promozione e della crescita umane culturale restituendo dignità e autonomia alla scuola, all'università, all'Istituto di Sicurezza Sociale;
- la difesa del territorio quale irrinunciabile e irripetibile bene comune;
- il lavoro per far riconoscere San Marino in un contesto internazionale adeguato ritornando ad operare positivamente negli organismi internazionali e per creare all'interno le condizioni e le strutture che diano senso a questa nostra presenza.
Per fare ciò pretenderemo un accesso dignitoso ai mezzi di informazione.
Questa sarà la nostra opposizione. Una opposizione propositiva che richiederà alle forze di Governo di misurare la propria capacità democratica e di elaborazione politica.


torna su